Federici S, Sormani MP, Ozen S, Lachmann HJ, Amaryan G, Woo P et al. Evidence-based provisional clinical classification criteria for autoinflammatory periodic fevers. Ann Rheum Dis 2015;74(5):799-805 doi: 10.1136/annrheumdis-2014-206580.

COMMENTO

Sono stati pubblicati i nuovi criteri preliminari delle principali sindromi periodiche autoinfiammatorie; lo studio, realizzato grazie a PRINTO e uscito su Annals of the Rheumatic Diseases del Febbraio 2015, si basa sui dati del registro Eurofever. Le dimensioni del registro hanno permesso la raccolta e la comparazione di dati provenienti da pazienti con differenti patologie e distribuzione etnica. Il lavoro si distingue perché rappresenta  il primo approccio metodico e evidence-based mirato a determinare le caratteristiche cliniche dirimenti delle sindromi autoinfiammatorie. Poiché molti pazienti affetti da tali patologie presentano mutazioni in più di un gene, studi che mirino a correlare  dati clinici e analisi molecolari sono importanti per la classificazione e l’interpretazione delle numerose varianti genetiche con fenotipo infiammatorio ad oggi non chiaro.

Il registro Eurofever include dati di 2,556 pazienti di 91 centri in 56 paesi. Gli autori hanno selezionato un gruppo di riferimento gold-standard (n= 518) costituito da pazienti con diagnosi molecolare confermata per Febbre Mediterranea Familiare  (n = 291), Deficit di Mevalonato Chinasi (n = 74), Sindrome Periodica Associata al Recettore del TNF (TRAPS,n = 86) e Criopirinopatie  (CAPS, n = 67). Il gold standard è stato definito dalla presenza di 2 mutazioni MEFV (> o = nell’esone 10), 2 mutazioni MVK (escluse le varianti con ruolo patogenetico sconosciuto) per la MKD, eterozigosi per mutazioni TNFRSF1A (escluse quelle a bassa penetranza o sconosciute) per la TRAPS, e mutazioni NLRP3 (esclusi i polimorfismi funzionali e varianti a bassa penetranza o di ruolo patogenetico sconosciuto) per le CAPS. Pazienti con patologie croniche (non periodiche) sono stati esclusi. Per stabilire i criteri classificativi, i ricercatori hanno comparato i 4 gruppi gold-standard con un gruppo di controllo di pazienti affetti da PFAPA (n = 199), di cui è nota la patogenesi non monogenica. I gruppi sono stati quindi ulteriormente distinti in un gruppo di training (n=412),utilizzato per la formulazione dei criteri, e un gruppo di validazione (n=305). Per ogni patologia è stato formulato e quindi validato uno score costituito da un totale di 100-110 punti; analisi uni e multivariate delle variabili cliniche hanno evidenziato le caratteristiche peculiari delle diverse patologie, come l’assenza di dolore toracico e la presenza di linfoadenopatia dolente per MDK (cut-off ≥  42), l’assenza di vomito e la presenza di edema periorbitario nella TRAPS (cut off ≥  43), l’assenza di dolore addominale e presenza di rash orticarioide per la CAPS (cut off ≥  52), l’assenza di orticaria e la presenza di dolore addominale nella FMF (cut-off ≥  60). I criteri si sono dimostrati validi anche quando applicati ai pazienti esclusi nella fase di training a causa di risultati genetici negativi, con una specificità del 87% per FMF, 84% per TRAPS, 95% per  CAPS, 89% per MKD e una sensibilità del 68% per FMF, 59% per TRAPS, 70% per CAPS, 53% per MKD. Gli autori stanno adesso lavorando ad un consensus tra clinici e genetisti per identificare criteri classificativi definitivi che combinino elementi clinici e molecolari.