La salute è una delle motivazioni che spingono a praticare sport in tarda età, ma non avviene altrettanto tra i giovani, anzi spesso è vero il contrario. Lo sport è prevenzione: obiettivo della prevenzione delle patologie croniche non è solamente la promozione dell’attività motoria, ma anche la riduzione del tempo trascorso in attività sedentarie. Il movimento, indipendentemente dallo stato di salute, è una necessità fisiologica per bambini e adolescenti. Inoltre è parte integrante del loro processo di sviluppo e favorisce una crescita corporea armonica, sia sul versante fisico che psicologico:
• aumenta agilità, resistenza e forza e di conseguenza migliora l’autostima e il senso di benessere;
• favorisce l’apprendimento e riduce l’ansia per la prestazione scolastica;
• favorisce la socializzazione;
• abitua al rispetto delle regole.

Un ragazzo attivo diventerà quasi sicuramente un adulto attivo e sano.

Le patologie croniche spesso “dissuadono” i giovani (e i loro genitori!) dalla perseveranza nello svolgimento dell’attività sportiva, incrementando fattori di rischio in una fascia di popolazione vulnerabile. Essi dovrebbero essere esortati a svolgere attività sportiva divertente e varia, adatta a sesso ed età, scelta in base alle inclinazioni e ai desideri personali. L’obiettivo dovrebbe mirare a farli divertire in attività che non richiedono grande abilità atletica: giocare con lo sport, non competere nello sport!

Nell’ambito dei programmi educativi e di prevenzione alla salute promossi dalla SIP si colloca il progetto pilota “AmiAMO la vela, timoniAMO la vita” della Lega Navale Italiana (LNI) Sezione Palermo Centro (Presidente: Giuseppe Tisci), in collaborazione con la Clinica Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini “G. Di Cristina” diretta dal Professor Giovanni Corsello, il Centro Regionale “Emostasi e Trombosi in età Pediatrica”, ARNAS Palermo, responsabile Dottor Fabio Gagliano. Il progetto, avviato nel gennaio 2015, strutturato con attività in mare, è dedicato a bambini e adolescenti affetti da patologie reumatologiche, Sindromi Autoinfiammatorie, patologie coagulative (emofilia, piastrinopenia).

Sono utilizzate imbarcazioni di minialtura la cui conduzione richiede la presenza di un equipaggio formato da almeno 5 membri, diversamente da quanto avviene nei circoli velici dove l’attività è svolta in singolo, al fine di realizzare la pratica della vela come sport di integrazione. Il progetto si integra con un supporto psicologico, che metta in luce le problematiche relazionali all’interno del gruppo, e con un programma di educazione alimentare, anche mirata alla pratica sportiva. Gli istruttori del progetto sono anche coetanei con competenze già maturate nella pratica della vela d’altura, per rendere la comunicazione più diretta, educandoli alla solidarietà consapevole e attiva, per abolire le barriere architettoniche e sociali di esclusione nei confronti di coetanei con patologia cronica, al fine di sostenere il rispetto delle diversità.